NEURONI A SPECCHIO:

l’em­pa­tia è il nuovo modo di comunicare e 

le donne ne sanno qualcosa in più degli uomini.

Cosa sono i neuroni specchio e come influiscono sul nostro comportamento?

Come questa nuova scoperta ci ha svelato il modo di comunicare tra le persone?

 

L’esistenza dei neuroni specchio è antica ma la scoperta è molto recente ed è un orgoglio tutto italiano. E’ stato infatti Giacomo Rizzolatti, neuroscienziato italiano, a scoprirli nel 1992 permettendo così di spiegare a livello neurologico il meccanismo dell’empatia.

Questa particolare classe di cellule nervose, denominate neuroni specchio, sono in grado di attivarsi per imitazione quando osserviamo qualcuno, sono in grado di riflettere, come uno specchio appunto, ciò che “vedono” nel cervello altrui.

Esistono dei processi neurologici che, quando qualcosa cattura la nostra attenzione, producono in noi, in modo del tutto inspiegabile e imprevedibile, emozioni e stati d’animo molteplici, è come se avessimo la capacità di “sentire dentro” l’altra persona.

Fino a pochi decenni fa si pensava che solo la razionalità governasse i nostri comportamenti consapevoli.

Emozione era sinonimo di irrazionalità o mancanza di controllo e ordine.

Invece sempre di più, in un mondo che sta cambiando, le emozioni sono fondamentali per mediare, tessere relazioni e comunicare in maniera efficiente.

In una parola manifestare, non schermare, le proprie emozioni, sarà ciò che farà la differenza in termini di risultati di lavoro in team o anche personali e le donne, rispetto agli uomini, ne sono avvantaggiate perchè hanno una predisposizione biologica all’empatia, all’ascolto e all’attenzione verso l’altro.

Oggi si è finalmente capito che questo genere di abilità, le così dette soft skills, non sono un segno di debolezza, ma un valore aggiunto e non si tratta di emotività ma della capacità di mettersi nei panni degli altri, di immedesimarsi, di capire chi ci sta davanti e valorizzare chi ci circonda.

Largo allora alla sensibilità e all’ascolto, finalmente, dopo anni di esteriorità e superficialità c’è un ritorno al guardare dentro di noi, a prendere confidenza con la nostra interiorità, non solo per capire noi stessi ma per comprendere anche chi ci sta vicino in tutta la sua totalità.

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